Nel nostro lavoro ci sono due modi di fare: correre dietro agli incarichi o costruire relazioni.
Io ho scelto il secondo.
Il “cacciatore” punta a firmare più incarichi possibile. Telefona a freddo, promette risultati rapidi, accetta prezzi fuori mercato pur di farti firmare. Oggi c’è, domani chissà. Ti convince più che ascoltarti. Ti spinge invece di consigliarti. Lavora veloce, ma in modo superficiale. Quando serve davvero, spesso non lo trovi.
Il “coltivatore” è diverso. Si prende tempo. Prima di accettare un incarico vuole capire chi sei e cosa ti serve. Ti dice la verità, anche se non è quella che speravi. Ti propone un prezzo realistico. Ti spiega ogni passaggio. Ti accompagna e non ti illude.
Molti scelgono il cacciatore perché parla bene e promette tanto. Ma dopo qualche mese si trovano con l’annuncio fermo online, senza notizie. Quando chiamano ricevono risposte vaghe. E capiscono di essere solo uno dei tanti.
Il coltivatore magari parla meno, ma lavora di più. Ti aggiorna, ti mostra i risultati, ti spiega le offerte e le motivazioni. È presente dall’inizio alla fine, e anche dopo. Ci mette la faccia e non sparisce.
Per me questo lavoro va fatto così: con pazienza, serietà e rispetto. Non sei un numero, sei una persona che sta prendendo una decisione importante. E meriti attenzione vera.
Il cacciatore forse firma di più. Ma il coltivatore costruisce fiducia. E alla lunga, è quello che conta davvero.
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Porto San Giorgio li 09/08/2025
392/1327360